Settled status: come cambiano i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito? L’aggiornamento sui negoziati UK-UE

IMAGE: PA:PRESS ASSOCIATION

 

Di Maurizio Rodorigo

Nel suo discorso del 22 settembre a Firenze Theresa May ha rassicurato i 600.000 italiani nel Regno Unito che i loro diritti non cambieranno dopo l’uscita del Regno dall’Unione Europea. Ma è davvero così?

Si è da poco concluso il quinto round di negoziati e l’ultimo summit europeo a Bruxelles, e noi di Together Forward abbiamo deciso di fare il punto sulla questione dei diritti dei cittadini UE in UK.

In passato il Governo Britannico aveva ribadito che la libertà di circolazione dei cittadini europei sarebbe terminata a marzo 2019. Ma a Firenze la May ha annunciato la disponibilità del Regno Unito ad un “periodo di transizione” post-Brexit di due anni, durante i quali i regolamenti europei continuerebbero a trovare applicazione nel paese; ed ha offerto di inserire la tutela dei diritti dei cittadini europei residenti nell’Accordo di Recesso del paese dall’UE, in modo da salvaguardarli anche in futuro.

L’UE ha chiesto di riconoscere la residenza permanente a tutti i cittadini europei residenti in UK che l’avessero ottenuta (secondo le attuali normative europee) al momento dell’uscita del paese dall’Unione, e di consentire a coloro che non avessero ancora maturato tale diritto, di farlo.

Settled Status – cos’è, quali novità introduce

L’attuale proposta del Governo Britannico prevede invece che i cittadini UE residenti dovranno registrare il proprio “settled status”, una sorta di versione riveduta dell’attuale processo di certificazione della “permanent residence”, che se da un lato non richiederà più l’assicurazione sanitaria ai soggetti non attivi, dall’altro introdurrà l’accertamento dei precedenti penali del richiedente.

Nell’ultima lettera ai cittadini europei del 18 ottobre, la May ha dichiarato che il processo sarà semplice e digitalizzato, ed il costo non superiore a quello di un passaporto britannico (attualmente £72.50).

Per coloro che arriveranno nel paese dopo una data limite ancora da stabilire (ma che non sarà più tardi del 30 marzo 2019), invece, verrà introdotto un sistema di visti di lavoro restrittivo che terrà in considerazione le qualifiche professionali del richiedente.

I nodi da sciogliere

I movimenti per la difesa dei diritti dei cittadini europei in UK hanno criticato il fatto che il Governo Britannico e l’Unione Europea non abbiano voluto “sganciare” l’accordo sui diritti dei cittadini dal resto dell’Accordo di Recesso del Regno dall’UE, mettendo così a repentaglio i nostri diritti: se non si dovesse trovare l’accordo su tutte le materie alla fine dei negoziati, il nostro status di residenti potrebbe tornare a ricadere sotto la legislazione britannica sull’immigrazione, assai più restrittiva di quella europea. I ricongiungimenti familiari con persone extracomunitarie diventerebbero più difficili e legati ai livelli di reddito.

Un argomento molto dibattuto, inoltre, è la tutela dei nostri diritti offerta dal ricorso alla Corte Europea di Giustizia, che cesserà di avere giurisdizione in UK dopo la Brexit ma i cui pareri potrebbero ancora essere tenuti in considerazione dai tribunali inglesi, secondo quanto ha dichiarato la May.

C’è infine da sottolineare che, su altre materie assai rilevanti quali la previdenza e l’assistenza sanitaria, UE ed UK hanno subito trovato l’accordo: entrambe le parti assicurano che, per i cittadini europei che abbiano iniziato a lavorare in UK prima dell’uscita del paese dal blocco, verranno mantenuti il diritto di “aggregazione” dei contributi previdenziali versati nei paesi dell’attuale Unione ed il sistema di assicurazione sanitaria europea basato sulle carte sanitarie nazionali (EHIC in UK).

Le ultime da Westminster

Intanto il teatro politico inglese continua ad essere in effervescenza.

All’interno del Partito Conservatore ci sono schermaglie tra i “Brexiteers” duri e puri come il Ministro degli Esteri Boris Johnson, che spingono per un’uscita del paese dall’UE senza accordi di compromesso, ed i colleghi (come il Cancelliere Philip Hammond) che vorrebbero una soluzione che permetta al paese di continuare in qualche modo di continuare a beneficiare del mercato comune europeo.

Tra i partiti di opposizione, il Partito Laburista sostiene di voler in qualche modo tenere il Regno Unito “agganciato” al mercato unico, portando avanti una Brexit che metta al centro gli interessi dei lavoratori e non delle aziende, e dando al parlamento un ruolo rilevante nelle negoziazioni. Il partito Liberal Democratico, nettamente europeista (così come i Verdi), vorrebbe un secondo referendum sull’accordo finale. Anche il Partito Nazionale Scozzese vorrebbe mantenere l’accesso al mercato comune e minaccia un nuovo referendum sull’indipendenza della regione se il Regno lascerà l’Unione.

E le istituzioni italiane come si stanno muovendo per tutelare i nostri diritti? L’apparato diplomatico è molto attivo ed il Senato italiano, attraverso l’onorevole Claudio Micheloni (presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero) vorrebbe che il Regno Unito riconoscesse il valore legale dell’AIRE ai fini della certificazione di residenza in UK.

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Unitevi a noi – partecipate alla prossima riunione pubblica di Together Forward

È assai importante, per noi italiani residenti in Gran Bretagna, continuare a far pressione sulle nostre istituzioni nazionali, britanniche ed europee finché la tutela dei nostri diritti non verrà sigillata da un accordo che garantisca diritti non inferiori a quelli di cui godiamo attualmente come cittadini europei.

Per questo invitiamo tutti a partecipare al nostro movimento, Together Forward, che collabora a stretto contatto con The3Million, il più forte gruppo di lobbying e campagna per la tutela degli oltre 3 milioni di cittadini europei in UK.

La prossima riunione pubblica di Together Forward si terrà domenica 19 novembre alle 15.30 presso l’Inca Cgil UK al 124 Canonbury Road, Islington, London N1 2UT.

Maurizio Rodorigo

Coordinatore Inca Cgil UK

Together Forward

1 thought on “Settled status: come cambiano i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito? L’aggiornamento sui negoziati UK-UE”

  1. Se il Governo Britannico ha proposto il SS, che senso ha continuare a riconoscere il PR da parte dell’HO, se il PR non avra’ comunque alcun effetto? Lo dimostra il fatto che chi gia’ possiede un PR dovrebbe comunque ri-fare la procedura per il SS…

    Francesco

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