Una serata per l’Europa – EU Citizen Rally a Trafalgar Square

di Jacopo Langè

“This is our home, share the love! This is our home, share the love!”

Così scandiscono i manifestanti radunati a Trafalgar Square in una fredda sera autunnale. Il Citizen Rally, l’evento conclusivo del Mass Lobby Day organizzato tra gli altri, dalle associazioni the3million e British in Europe, per mandare un messaggio al governo britannico che i cittadini europei non hanno alcuna intenzione di rinunciare ai loro diritti in seguito alla Brexit.

Tra i presenti all’evento non potevano mancare certamente i membri di Together Forward (in foto).

“Siamo qui stasera, prima che cominci una nuova serie di negoziati, per ricordare che noi siamo presenti e non siamo delle pedine di scambio” debutta Nicolas Hatton, cofondatore di the3million. Jane Golding di British in Europe rincara la dose:  “Vogliamo che il governo inglese rispetti i nostri diritti di cittadini europei”, annuncia dal palco tra gli applausi dei manifestanti.

Sono numerose le testimonianze dell’importanza dei cittadini europei per l’economia e la società inglese. Joan Pons Laplan, un’infermiera presso l’NHS, il servizio sanitario nazionale britannico e Christina McAnea della UNISON, il sindacato dei lavoratori pubblici, affermano come “senza i lavoratori dei paesi europei molti dei servizi di prima necessità, dalle scuole agli ospedali, non potrebbero funzionare correttamente”.

Mike Galsworthy, di Scientists for EU, afferma come l’Inghilterra e le sue università abbiano beneficiato dei ricercatori e dei fondi europei per la ricerca, e di come questa collaborazione abbia contribuito a migliorare la vita non solo dei cittadini britannici, ma dell’intero pianeta.

Ma le testimonianze sul palco non parlano solo di benefici economici, ma anche di storie personali e di scelte di vita. Tra questi vi sono Elena Remigi e Veronique Martin, autrici del libro ‘In Limbo’, che raccoglie oltre 100 testimonianze di cittadini europei nel Regno unito e delle loro incertezze in seguito al voto del 23 giugno 2016.

Le due autrici non nascondono come gli intervistati siano attanagliati dai dubbi e dalle preoccupazioni per il loro futuro e quello dei loro figli. Gli stessi dubbi presenti nella mente di Wiktor Moszczynski, leader della comunità polacca nel Regno Unito, il quale racconta pieno d’orgoglio il contributo della comunità polacca nel paese, e allo stesso tempo lo sgomento dei giorni dopo il referendum del 23 giugno quando si sono verificati numerosi attacchi contro i cittadini di origini polacca, i quali sono stati definiti “vermi”, “invasori” e “parassiti”. Fatti che hanno spinto molti a considerare la possibilità di ritornare nel paese di origine.

Gli stessi dubbi sono presenti tra diversi membri del pubblico. Un gruppo di signore spagnole, tutte e tre presenti nel Regno Unito da 30 anni, non ha problemi a esternare la propria opinione: “Questa è anche casa nostra”, affermano. “I nostri figli e i nostri nipoti sono nati qui, e sono tanto inglesi quanto spagnoli ed europei. Cosa si aspettano da noi? Che rinunciamo ai nostri diritti? Che torniamo a casa?”.

Un’anziana signora inglese, avvolta nella bandiera europea, è ancora più critica: “Ricordo com’era l’Inghilterra prima dell’entrata nell’Unione Europea: grigia e noiosa. L’europa e gli europei hanno cambiato in meglio il Regno Unito, non possiamo abbandonarla”.

Un ragazzo inglese sui vent’anni ha un’altra opinione. “Ho votato Leave”, dice convinto “ma non posso accettare che i diritti di migliaia di persone vengano ignorati. Per questo sono qui stasera”.

La serata volge al termine, e c’è tempo per un ultimo intervento, un videomessaggio del sindaco di Londra, Sadiq Khan. “Un milione di cittadini europei vive a Londra, e io voglio che restino perché sono consapevole del contributo che hanno dato a questa città. Questa è una battaglia che non possiamo permetterci di perdere”.

In chiusura, prima di andare via tutti i presenti e gli speaker si ritrovano a cantare l’Inno alla Gioia, nella speranza che si possa vedere una luce in fondo al buio tunnel dei negoziati.

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